Paradoxurus hermaphroditus
Paradoxurus hermaphroditus
La civetta comune (Paradoxurus hermaphroditus), nota anche come civetta delle palme, civetta asiatica o gatto del toddy, è un mustelide selvatico diffuso in gran parte dell’Asia sud-orientale e meridionale. Questa specie appartiene al genere Paradoxurus, noto per la sua complessa evoluzione e adattamenti ecologici. Il nome “civetta comune” deriva dal suo aspetto generale simile a quello di una piccola civetta, sebbene non sia affatto un uccello, ma un mammifero carnivo con caratteristiche tipiche dei felidi e dei mustelidi. La specie si distingue per la sua versatilità abitativa, l’adattabilità alimentare e la presenza costante in ambienti naturali e antropizzati. Il suo raggio di distribuzione copre una vasta area che va dall’India e dal Nepal fino alla Malesia, all’Indonesia e alle Filippine, includendo isole come Sumatra, Borneo e Java. È considerata una delle specie più comuni tra i mustelidi nell’Asia tropicale, ed è spesso osservata in zone forestali, giardini urbani e piantagioni.
Il nome scientifico Paradoxurus hermaphroditus fu attribuito nel 1825 dal naturalista scozzese John Edward Gray, che lo descrisse basandosi su esemplari provenienti dalla regione del Bengala. Il termine Paradoxurus deriva dal greco antico: parádoxos (che significa "contrario", "strano", "incongruo") e oura (significato "coda"), suggerendo un’idea di anomalìa o peculiarità, probabilmente riferita alla struttura della coda o alla combinazione di tratti morfologici insoliti rispetto ad altre specie note all’epoca. Il nome specifico hermaphroditus proviene dal latino e indica "ermafrodito", riferendosi a un errore storico di osservazione o interpretazione da parte degli studiosi iniziali. In realtà, questa denominazione non ha alcun fondamento biologico, poiché P. hermaphroditus non è ermafrodita né presenta caratteristiche sessuali intermedie. L’errore si ricollega a confusione sulle differenze tra i sessi in alcuni esemplari, particolarmente nei giovani o in individui con variazioni anatomiche rare. Tuttavia, il nome rimase in uso per ragioni taxonomiche e storiche. Alcuni autori moderni hanno proposto di sostituire hermaphroditus con himalayensis o javanicus, ma il nome attuale è ancora ampiamente accettato nella letteratura scientifica. Il termine "hermaphroditus" continua a essere citato in contesti storici e filogenetici per illustrare l’evoluzione delle classificazioni zoologiche.
La civetta comune è un mammifero di media taglia, con un corpo snello e flessibile che ne facilita la locomozione tra gli alberi e tra le vegetazioni fitte. La lunghezza totale varia da 45 a 65 cm, di cui circa 20–30 cm rappresentati dalla coda, che è robusta e ispida, spesso con annuli chiari e scuri. Il peso medio oscilla tra 1,5 e 3 kg, con i maschi generalmente più pesanti delle femmine. Il muso è appuntito, con narici sensibili e grandi occhi neri ben protetti da pelliccia densa, ottimizzati per la visione notturna. Le orecchie sono alte, triangolari e mobili, capaci di ruotare indipendentemente per localizzare suoni fini. Il mantello è composto da peli lunghi e setosi, prevalentemente grigiastro-biancastro o marrone dorato, con striature longitudinali chiare e scure sulla schiena e sulle zampe. Una caratteristica distintiva è la banda nera che attraversa il volto dal naso fino alle orecchie, creando un effetto "maschera" che ricorda certi felidi. Il petto e la zona ventrale sono di colore chiaro, talvolta bianco o crema. Le zampe anteriori possiedono artigli forti e retrattili, utili per arrampicarsi e per afferrare prede. I denti sono sviluppati per un’alimentazione mista: incisivi aguzzi per sfilacciare carne, canini lunghi per immobilizzare prede e molari con superfici cuspidate per triturare frutta e semi. Il sistema olfattivo è molto sviluppato, così come il senso dell’udito, essenziale per la caccia notturna. La pelliccia è resistente all’umidità, utile in climi tropicali umidi, e tende a diventare più corta nelle aree più calde, dove l’isolamento termico è meno necessario.
La civetta comune mostra una serie di adattamenti fisiologici e comportamentali che le consentono di prosperare in ambienti variabili e spesso competitivi. Fisiologicamente, possiede un metabolismo elevato, tipico dei carnivori attivi durante la notte, che richiede un apporto costante di energia. Il sistema digestivo è specializzato per processare una dieta mista, con un intestino relativamente lungo per massimizzare l’assorbimento di nutrienti, soprattutto quando si nutre di frutti ricchi di fibre. Ha un apparato sensoriale altamente sviluppato: occhi con una grande pupilla che si dilata notevolmente in condizioni di scarsa luminosità, permettendo una visione notturna eccellente; orecchie mobili e sensibili a frequenze ultrasoniche, utili per captare il movimento di insetti e piccoli roditori. Il senso dell’olfatto è altrettanto acuto, essenziale per marcare territori, identificare conspecifici e localizzare cibo. Un aspetto interessante riguarda il suo sistema di comunicazione: produce vocalizzazioni diverse, tra cui miagolii, grugniti, fischi e rumori gutturali, utilizzati per segnalare territorio, richiamare cuccioli o manifestare stress. È dotata di ghiandole odorifere situate sulla base della coda e intorno al mento, che usano per marcare il territorio. Durante il sonno, può entrare in uno stato di torpore leggero, riducendo il consumo energetico senza perdere completamente la vigilanza. Il sistema nervoso centrale è altamente reattivo, con una rapida integrazione sensoriale che permette risposte istantanee a minacce o opportunità alimentari. A livello riproduttivo, mostra una plasticità endocrina che consente cicli riproduttivi stagionali o continuativi a seconda della disponibilità di cibo e condizioni climatiche. La specie è anche capace di regolare la temperatura corporea in modo efficiente grazie a una pelliccia che si adatta alla stagione e a meccanismi di dissipazione del calore attraverso le zampe e la lingua. Tra le caratteristiche più uniche vi è la capacità di muoversi in modo silenzioso grazie a zampe con padelle morbide e passi delicati, riducendo al minimo il rumore durante la caccia. Anche la struttura scheletrica è progettata per l’arboricoltura: colonna vertebrale flessibile, articolazioni delle spalle e delle anche molto mobili, e dita opponibili che aumentano la presa su rami sottili. Questi tratti rendono la civetta comune estremamente agile negli alberi, dove trascorre gran parte del tempo.
La civetta comune ha una distribuzione geografica estesa e continua in Asia sud-orientale e meridionale. Il suo areale si estende dal nord dell’India, attraverso il Nepal, il Bhutan e il Bangladesh, fino alla regione del Bengala orientale. Prosegue verso sud e ovest attraverso la penisola indiana, raggiungendo Sri Lanka, dove è presente in diverse foreste pluviali e zone montuose. Nel sud-est asiatico, è diffusa in Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam e Cina meridionale (soprattutto nelle province di Yunnan, Guangxi e Guangdong). È presente in tutta la Malesia peninsulare, su Isola di Sumatra, Borneo (Malaysia, Indonesia e Brunei), Giava, Bali e alcune isole minori dell’arcipelago indonesiano. Le Filippine ospitano popolazioni isolate, soprattutto nelle isole principali come Luzon, Mindanao e Samar. Non è mai stata registrata in Africa, Europa o Australia. La specie sembra avere un’ottima capacità di colonizzazione, tanto da essere stata avvistata anche in aree con alta pressione antropica, come giardini urbani, piantagioni e zone suburbane. Non è presente in regioni desertiche o altamente montane sopra i 3000 metri. La sua presenza è documentata in tutti i climi tropicali e subtropicali dell’area, inclusi ambienti con precipitazioni abbondanti e temperature stabili tutto l’anno. Nonostante la sua ampia distribuzione, non è stata mai osservata in habitat isolati o in isole remote senza collegamenti terrestri, indicando una limitata capacità di dispersione oceanica. Alcuni studi recenti suggeriscono che la specie possa aver subito una contrazione parziale del suo areale in alcune aree a causa della deforestazione, ma rimane estremamente comune in gran parte della sua gamma naturale.
La civetta comune dimora in una vasta gamma di ecosistemi, dimostrando una notevole tolleranza agli Habitat modificati dall’uomo. Predilige foreste tropicali e subtropicali umide, sia dense che aperte, incluse foreste pluviali, boschi di caducifoglie, selve montane e mangrovie costiere. È frequentemente osservata in aree con vegetazione arborea fitta, dove può sfruttare al meglio le sue abilità arboricole. Oltre alle foreste naturali, prospera in piantagioni di cocco, palme da datteri, caffè, tè e banane, dove trova cibo e rifugi. È comune anche in giardini privati, parchi urbani, aree agricole e zone periurbane, purché ci sia una sufficiente copertura vegetale. Preferisce ambienti con accesso a fonti d’acqua, come ruscelli, stagni o fiumi, anche se può sopravvivere in aree più secche se la vegetazione è sufficiente. Il clima ideale è caldo e umido, con temperature medie annuali tra i 20 e i 30°C e precipitazioni superiori ai 1500 mm all’anno. Tuttavia, può tollerare condizioni più variabili, anche con periodi di siccità brevi. La specie è stata registrata a quote che vanno dai 0 ai 2500 metri sul livello del mare, con popolazioni più numerose nelle zone collinari e montuose a bassa elevazione. Evita le aree aperte e prive di alberi, come savane o pascoli intensivi, e non si stabilisce in ambienti altamente urbanizzati senza elementi verdi. Il suo successo dipende dalla presenza di alberi con tronchi larghi, cavità o ramificazioni fitte che offrono rifugi sicuri. Inoltre, predilige aree con una buona diversità floristica, che garantisce una varietà di frutti, fiori e insetti. In alcune regioni, come le isole indonesiane, la specie è associata a ecosistemi corallini costieri, dove si nutre di molluschi e crostacei trovati nelle mangrovie. La sua presenza è spesso correlata a una bassa densità di predatori naturali, come felidi selvatici o rapaci, che potrebbero minacciarla.
La civetta comune è principalmente notturna, con un ciclo di attività che si concentra tra il tramonto e l’alba. Durante il giorno si ritira in cavità di alberi, nidi abbandonati di uccelli, radure sotto rovi o in strutture artificiali come tettoie o magazzini. È un animale solitario e territoriale, con ogni individuo che occupa un’area definita, spesso di 2–5 ettari, segnata con urine, feromoni e graffi sui tronchi. I confini del territorio vengono mantenuti attraverso vocalizzazioni, segni olfattivi e occasionali incontri aggressivi con conspecifici. Non forma gruppi stabili, anche se in alcune aree con abbondanza di cibo possono coesistere più individui in aree sovrapposte senza conflitti evidenti. La comunicazione avviene principalmente tramite suoni, odori e gesti visivi. Durante la stagione riproduttiva, i maschi possono espandere il loro territorio per cercare femmine, mentre le femmine tendono a mantenere zone più fisse. È un animale curioso e intelligente, spesso osservato esplorare nuovi oggetti, testare cibi sconosciuti o aggirare ostacoli in modi creativi. Mostra comportamenti di esplorazione attiva, anche in ambienti urbani, dove può avvicinarsi a fonti di cibo umano. Durante la caccia, impiega strategie di sorpresa, mimetizzandosi tra foglie e rami prima di balzare su prede. È anche noto per il suo comportamento di pulizia dettagliata, che include lavarsi regolarmente le zampe, il muso e il pelo, specialmente dopo aver mangiato. A volte si rotola nel fango o nell’acqua per rinfrescarsi o eliminare parassiti. In condizioni di stress o minaccia, può emettere suoni aggressivi o ritrarsi in posizione difensiva con il pelo rizzato. Non è migratorio e rimane nell’area di nascita per tutta la vita, a meno che non sia costretto a spostarsi a causa di cambiamenti ambientali o competizione.
La civetta comune è una specie con riproduzione stagionale o quasi continua, a seconda della disponibilità di cibo e delle condizioni climatiche. Il periodo di accoppiamento può variare tra i mesi di dicembre e maggio in India, mentre in regioni equatoriali come Sumatra e Borneo, la riproduzione può avvenire tutto l’anno. Durante il periodo fertile, i maschi cercano attivamente le femmine, spesso attraverso l’emissione di vocalizzazioni profonde e segnali olfattivi. Dopo l’accoppiamento, la femmina entra in gestazione di circa 50–60 giorni. Il parto avviene solitamente in un rifugio sicuro, come una cavità d’albero o un nido abbandonato. Le femmine danno alla luce da 2 a 4 cuccioli per gravidanza, raramente fino a 5. I neonati sono ciechi, sordi e privi di peli, con un peso di circa 70–100 grammi. Si sviluppano rapidamente: gli occhi si aprono dopo 10–14 giorni, e le orecchie si aprono poco dopo. A 3 settimane iniziano a camminare, e a 6 settimane cominciano a mangiare cibi solidi, integrando il latte materno con piccole prede o frutta. La madre li allatta per circa 2 mesi, durante i quali li protegge rigorosamente e li trasporta in caso di pericolo. I cuccioli restano con la madre fino a 6–8 mesi, imparando a cacciare, arrampicarsi e riconoscere i segnali di pericolo. Durante questo periodo, la femmina può essere più aggressiva verso altri animali, compresi i maschi. Dopo l’indipendenza, i giovani si allontanano per stabilire i propri territori, spesso in aree vicine a quella materna. La maturità sessuale si raggiunge tra i 12 e i 18 mesi. La durata media della vita in natura è stimata tra 8 e 12 anni, mentre in cattività può superare i 15 anni. La mortalità infantile è elevata, soprattutto per predazione, malattie o carestia. Le femmine possono riprodursi ogni 1–2 anni, a seconda della salute e delle risorse disponibili.
La civetta comune è un omnivoro opportunista con un’alimentazione estremamente variabile, che cambia in base alla stagione, all’Habitat e alla disponibilità di cibo. La sua dieta include una miscela di prede animali e piante, rendendola una specie ecologicamente flessibile. Tra gli animali consumati vi sono insetti (formiche, grilli, scarafaggi), aracnidi, piccoli rettili (lucertole, serpenti), uccelli e uova, roditori (topi, sorci), coniglini, e piccole volpi. Spesso caccia in modo silenzioso, approfittando della sua vista notturna e del senso dell’udito per localizzare prede in movimento. Utilizza le zampe per scavare, afferrare o spezzare ossa. Tra le piante, si nutre di frutta tropicale, come mango, ananas, papaya, banane, cocco, manghi, fichi e frutti di palma, che costituiscono una parte significativa della sua alimentazione, soprattutto nelle regioni con abbondanza di vegetazione fruttifera. Può anche mangiare fiori, semi, germogli e polpa di frutta fermentata, che contiene zuccheri e alcol. In aree antropizzate, si nutre di residui umani, frutta caduta, scarti di cucina e persino cibo per cani. È noto che talvolta si avvicini ai palmi da toddy (palme da sapone) per bere il succo dolce prodotto dalle ferite praticate dagli uomini, da cui deriva il nome “gatto del toddy”. Questo comportamento può portarlo a interagire con gli esseri umani, soprattutto in zone rurali. La digestione è adattata a un’alimentazione mista: ha un intestino lungo per assorbire nutrienti da cibi fibrosi, e enzimi digestivi capaci di trattare sia proteine che carboidrati. Consuma acqua regolarmente, ma può ottenere parte dell’idratazione dai frutti succosi. Il consumo di cibo varia giornalmente, con picchi di attività durante la notte, quando caccia e si nutre.
La civetta comune svolge un ruolo ecologico cruciale nei suoi ecosistemi. Come predatore, contribuisce al controllo delle popolazioni di piccoli roditori, insetti e rettili, aiutando a mantenere l’equilibrio trofico. In particolare, la sua presenza può ridurre la diffusione di roditori dannosi per le colture agricole, fungendo da controllo naturale. Inoltre, come dispersore di semi, gioca un ruolo fondamentale nella propagazione delle piante tropicali. Quando mangia frutta, i semi passano attraverso il suo apparato digerente senza essere danneggiati e vengono espulsi in luoghi diversi, favorendo la germinazione e la crescita di nuove piante. Questo processo è particolarmente importante per specie di alberi con semi grandi o duri che non vengono dispersi efficacemente da altri animali. La sua attività di scavamento e arrampicata può anche influenzare la struttura del suolo e favorire la decomposizione della materia organica. Dal punto di vista economico, la civetta comune è considerata un beneficio per l’agricoltura in alcune regioni, poiché riduce i danni causati da insetti e roditori. Tuttavia, in alcune aree, può essere vista come un problema se si avvicina a coltivazioni o a case per rubare frutta o cibo. Inoltre, la sua presenza in zone urbane può essere motivo di interesse per la turismo naturalistico e la conservazione locale. In alcuni paesi, è utilizzata in programmi educativi per promuovere la biodiversità. La specie è anche oggetto di studio per comprendere l’adattamento degli animali allo sviluppo urbano. Non ha valore commerciale diretto come pelliccia o medicina tradizionale, ma è un indicatore della salute degli ecosistemi forestali. La sua resilienza e adattabilità la rendono un modello per la ricerca su come gli animali selvatici si adattino ai cambiamenti ambientali.
La civetta comune è classificata come Specie a Rischio Minimo (LC – Least Concern) dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), grazie alla sua ampia distribuzione, popolazioni stabili e capacità di adattamento agli Habitat modificati. Tuttavia, la specie è soggetta a minacce crescenti. La principale minaccia è la deforestazione e la conversione di foreste naturali in piantagioni o aree urbane, che riducono la disponibilità di rifugi e cibo. In alcune regioni, come la Malesia e l’Indonesia, la perdita di habitat è accelerata dall’estrazione di legname e dalla coltivazione di olio di palma. La cattura illegale per il commercio di animali domestici o per uso in rituali tradizionali è un problema in alcune aree, anche se non su scala industriale. La competizione con specie invasive, come il gatto domestico o il cane selvatico, può ridurre le opportunità di caccia e aumentare la pressione sociale. Inoltre, gli incidenti stradali sono una causa significativa di morte in aree suburbanne. Malattie come la rabbia, la febbre catarro, o infestazioni da parassiti interni ed esterni (come pulci, zecche e protozoi) possono colpire popolazioni locali. Nonostante ciò, la specie mostra una notevole resilienza grazie alla sua dieta flessibile, adattabilità comportamentale e capacità di colonizzare aree alterate. Le misure di conservazione includono la protezione delle foreste primarie e secondarie, la creazione di corridoi ecologici tra habitat frammentati, la sensibilizzazione del pubblico sulle conseguenze della perdita di biodiversità e il monitoraggio delle popolazioni attraverso fototrappole e studi etologici. Programmi di educazione ambientale mirano a ridurre conflitti con gli esseri umani. In molti paesi, la specie gode di protezione legale e non può essere cacciata senza autorizzazione. La sua presenza è considerata un indicatore positivo della qualità ambientale.
L’interazione tra la civetta comune e gli esseri umani è generalmente moderata e non pericolosa. La specie è timida e tende a fuggire al primo segno di presenza umana. Tuttavia, in aree urbane o rurali, può avvicinarsi a case, giardini o piantagioni in cerca di cibo, specialmente frutta caduta o scarti. In alcuni casi, può entrare in edifici in cerca di rifugi, ma raramente causa danni strutturali. Non è aggressiva per natura, ma può mostrare comportamenti difensivi se sorpresa, intrappolata o minacciata, emettendo suoni acuti o tentando di mordere. Non è responsabile di attacchi a persone, e non è considerata una minaccia per la sicurezza pubblica. I conflitti principali si verificano quando la civetta si nutre di colture, frutta o cibo per animali domestici, portando a tensioni con agricoltori o residenti. In alcune regioni, viene considerata un “dannoso” e può essere allontanata o catturata, ma in molti paesi è protetta dalla legge. La convivenza è possibile grazie a semplici misure: chiudere contenitori di cibo, non lasciare scarti all’aperto, installare recinzioni o porte di protezione. Inoltre, l’uso di luci notturne o rumori può dissuadere la specie da aree sensibili. La civetta comune non trasmette malattie direttamente all’uomo, ma può ospitare parassiti come pulci o zecche, che potrebbero infestare animali domestici. È quindi importante evitare il contatto diretto e non tentare di allevare esemplari selvatici. In generale, la specie è più un elemento di interesse naturalistico che un vero problema. In alcune culture, la sua presenza è vista come segno di buona fortuna o di equilibrio ecologico.
La civetta comune ha una presenza marginale nella cultura e nella tradizione umana, rispetto a specie più mitologiche come il gatto o il leopardo. Tuttavia, in alcune comunità rurali dell’India, del Bangladesh e del Sud-est asiatico, è associata a storie popolari e credenze locali. In alcune tradizioni orali, viene descritta come un animale astuto e curioso, capace di rubare frutta o cibo ma anche di proteggere le famiglie dai roditori. In certe aree del Kerala e del Tamil Nadu, si racconta che la civetta comune possa portare fortuna se vista di notte, specialmente se si ferma davanti a una casa. Alcune tribù indigene della Malesia e delle Filippine la considerano un animale sacro o spirituale, legato a figure totemiche o a spiriti della foresta. In alcune leggende, si dice che abbia la capacità di parlare con gli umani o di predire eventi futuri. Tuttavia, queste credenze non sono diffuse su scala nazionale e mancano di documentazione scientifica. Il nome “gatto del toddy” ha origini folkloristiche, legate al fatto che l’animale si avvicina alle palme da toddy per bere il liquido dolce, un’attività osservata da contadini per secoli. Questo comportamento ha portato a immagini di civette “bevendo” il succo, diventando un simbolo di curiosità e audacia. In contesti artistici, la civetta comune appare raramente nei dipinti tradizionali o nei disegni folk, ma è presente in alcune illustrazioni naturalistiche del XIX secolo. Oggi, è più spesso oggetto di fotografie naturalistiche e video online, dove viene apprezzata per il suo aspetto carismatico e il comportamento affascinante. Non ha un ruolo centrale nella religione o nell’arte contemporanea, ma rimane un simbolo di biodiversità tropicale.
La civetta comune non è oggetto di caccia commerciale su larga scala e non è cacciata per pelliccia, carne o medicinali. In molti paesi del suo areale, la specie è protetta da leggi nazionali. In India, è inclusa nella Lista di Protezione del Wildlife (Schedule II) del Wildlife Protection Act del 1972, che vieta la cattura, la vendita e la caccia senza autorizzazione. Nel Nepal, è protetta dal National Parks and Wildlife Conservation Act. In Thailandia, è classificata come specie a rischio moderato (Near Threatened) e non può essere cacciata. In Malesia e Indonesia, è protetta da normative regionali, anche se la violazione è comune in aree remote. Il commercio internazionale è regolamentato dal CITES (Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Estinzione), con la civetta comune inclusa nella Appendice III, che richiede documentazione per il trasporto transfrontaliero. In alcune regioni, può essere catturata per scopi scientifici o di conservazione, ma solo con permessi rigorosi. La cattura per il mercato degli animali domestici è rara, ma avviene occasionalmente in mercati locali o online. Le sanzioni per la cattura illegale includono multe elevate e carcere. Le autorità competenti promuovono programmi di monitoraggio e sensibilizzazione per ridurre la cattura. Non è considerata una specie di caccia sportiva. In generale, la sua protezione è dovuta alla sua importanza ecologica e alla sua vulnerabilità crescente a causa della perdita di habitat.
La civetta comune possiede alcune caratteristiche singolari che la rendono unico tra i mustelidi. Uno dei suoi tratti più curiosi è la capacità di adattarsi a vivere in città, dove può prosperare in giardini e piantagioni, dimostrando una grande tolleranza all’antropizzazione. È noto per il suo comportamento di “rubare” il succo delle palme da toddy, un’abitudine che ha dato origine al nome “gatto del toddy”. In alcune aree, gli uomini praticano ferite sulle palme per raccogliere il liquido, e la civetta comune si avvicina per bere il nettare dolce, spesso senza essere disturbata. Ha un senso dell’olfatto straordinariamente sviluppato, superiore a quello di molti felidi, che le permette di localizzare cibo a distanza. È anche uno dei pochi mustelidi che può nuotare, sebbene non lo faccia spesso. In alcune regioni, si è osservato che si immerga in fiumi o stagni per cacciare pesci o crostacei. La sua voce è estremamente variabile: può emettere miagolii simili a quelli dei gatti, grugniti, fischi acuti e rumori gutturali, utilizzati per comunicare con i conspecifici. È un animale estremamente curioso, spesso osservato esplorare nuovi oggetti, come bottiglie, utensili o macchine, con atteggiamento di indagine. Ha una memoria spaziale avanzata, ricordando percorsi, fonti di cibo e rifugi per mesi. Inoltre, è una delle specie di mustelidi che ha più varianti cromatiche in natura, con colori che variano da grigio scuro a marrone dorato, influenzati da fattori genetici e ambientali. Infine, nonostante il nome “civetta”, non è un uccello, ma un mammifero carnivoro, e la sua somiglianza con le civette è solo esteriore, dovuta alla maschera facciale e all’aspetto notturno.
Nessun commento
Pubblicato: 2 July 14:51

UH.APP — Rete di social media e applicazione per i cacciatori