Canis latrans
Canis latrans
Il Canis latrans, comunemente noto come lupo delle praterie, coyote o sciacallo americano, è un carnivoro della famiglia dei canidi che si distingue per la sua estrema adattabilità e diffusione in Nord America. Questo animale presenta un aspetto simile al lupo ma di dimensioni più contenute, con pelliccia grigio-biancastra o arancione-rossastra, occhi dorati e orecchie grandi e acute. Il coyote è presente in una vasta gamma di ambienti, dall’arido deserto del sudovest agli stati dell’est, dalle praterie aperte ai boschi temperati e persino nelle aree urbane. La sua capacità di colonizzare nuovi territori lo rende uno dei mammiferi più successi nel continente americano. Originariamente confinato a regioni aride e semi-aride, il coyote ha espanso il suo raggio d’azione grazie all’adattamento alle modifiche ambientali operate dall’uomo.
Il nome scientifico Canis latrans deriva dal latino, dove Canis significa "cane" e latrans indica "che abbaia" o "che ulula". Questo termine fu utilizzato per la prima volta da naturalisti europei nel XVIII secolo per descrivere l’animale sulla base del suo caratteristico verso, un'ululato acuto e prolungato che ricorda un abbaio roco. Il termine "latrans" non si riferisce all’abbaiare del cane domestico, ma piuttosto al suono distintivo emesso dai coyote durante le comunicazioni sociali, specialmente nei periodi di accoppiamento o quando segnalano il proprio territorio. L’uso del nome scientifico rispecchia l’osservazione degli esploratori e naturalisti europei che, giunti in Nord America, furono colpiti dal comportamento vocale del coyote, che differiva nettamente dagli ululati dei lupi nordamericani. Nel corso del tempo, Canis latrans è stato oggetto di revisioni tassonomiche: inizialmente classificato come specie separata, oggi è generalmente considerato una sottospecie del lupo (sebbene alcuni studiosi lo ritengano una specie autonoma). Tuttavia, la nomenclatura Canis latrans rimane stabile nella letteratura scientifica e nei documenti ufficiali. Inoltre, il nome comune "coyote" proviene dal nahuatl coyotl, parola usata dagli antichi aztechi per indicare questo animale, dimostrando un’antica conoscenza indigena del predatore. Il termine "sciacallo americano" è un’appellativo popolare che evoca somiglianze morfologiche e comportamentali con gli sciacalli africani, pur essendo un’analogia imprecisa dal punto di vista filogenetico.
Il coyote è un canide di taglia media, con un corpo snello e ben muscoloso progettato per la velocità e la resistenza. La lunghezza del capo e del corpo varia tra i 100 e i 135 cm, mentre la coda misura circa 40–60 cm. L'altezza al garrese raggiunge mediamente 60–70 cm. I maschi tendono ad essere leggermente più grandi delle femmine, anche se le differenze sono spesso minime. Il peso oscilla tra i 10 e i 25 kg, con una media intorno ai 18 kg; gli individui provenienti da regioni più fredde o montuose possono essere più pesanti. La pelliccia è ispida e densa, con colori che vanno dal grigio chiaro al bruno-rossastro, talvolta con sfumature nere sulle zampe, sulla schiena e sulla punta della coda. Le parti inferiori del corpo, compresi petto e ventre, sono solitamente bianche o beige. Il muso è allungato e appuntito, con occhi dorati o marroni posizionati lateralmente, che conferiscono una buona visione periferica. Le orecchie sono grandi, triangolari e mobili, capaci di ruotare indipendentemente per localizzare suoni a grande distanza. I denti sono altamente specializzati: incisivi piccoli ma affilati, canini lunghi per afferrare e immobilizzare prede, premolari e molari robusti per triturare carne e ossa. Il sistema scheletrico è leggero ma resistente, con arti posteriori più lunghi rispetto a quelli anteriori, ideali per corsa prolungata. La struttura del piede è plantigrada, con cinque dita su ogni zampa, e le unghie sono forti e non retrattili, utile per scavare e mantenere l’equilibrio su terreni accidentati. La coda è folta e portata bassa, quasi toccando il terreno, e funge da barra di equilibrio durante la corsa e come strumento di comunicazione visiva.
Il coyote possiede una serie di adattamenti fisiologici e comportamentali che contribuiscono al suo straordinario successo ecologico. Dal punto di vista metabolico, è un carnivoro opportunista con un sistema digestivo efficiente in grado di trarre nutrienti da una vasta gamma di alimenti, inclusi vegetali, frutta e insetti. Ha un metabolismo altamente regolabile, che gli permette di sopravvivere a periodi di carestia senza mangiare per giorni. Il suo apparato respiratorio è sviluppato per gestire l’attività fisica prolungata, con polmoni di grandi dimensioni e una circolazione sanguigna efficiente. Il sistema nervoso è altamente sviluppato, con un cervello relativamente grande per la sua taglia, che supporta un’intelligenza sociale avanzata, la capacità di risolvere problemi e l’apprendimento rapido da esperienze individuali o sociali. Il coyote mostra una forte plasticità comportamentale: può cambiare orari di attività in base alla presenza umana, diventando più notturno in aree urbanizzate. È in grado di imparare rapidamente a evitare trappole, riconoscere segnali di pericolo e adattarsi a nuove fonti di cibo. Il senso dell’olfatto è straordinariamente sviluppato, con oltre 200 milioni di recettori olfattivi, superiore a quello di molti altri canidi. Anche l’udito è altamente sensibile, capace di percepire suoni a frequenze molto basse, utili per individuare prede sottoterra o comunicare a distanze considerevoli. La vista, sebbene meno acuta del senso dell’odore, è adeguata per la caccia notturna grazie a una retina ricca di bastoncelli. Il sistema endocrino regola l’attività riproduttiva in risposta a fattori ambientali come disponibilità di cibo e condizioni climatiche. Durante i periodi di stress, il coyote può rallentare il ciclo riproduttivo o ritardare la crescita dei cuccioli. La sua longevità in natura è di circa 8–10 anni, ma alcuni individui possono vivere fino a 15 anni, specialmente in ambienti protetti. Un aspetto particolarmente interessante è la sua tolleranza allo stress termico: può sopportare temperature estreme, sia calde che fredde, grazie a una regolazione termica efficace tramite il pelo, la respirazione e il comportamento. Inoltre, il coyote ha un sistema immunitario robusto, che gli consente di resistere a malattie comuni negli habitat urbani, come il virus della rabbia o la leptospirosi, anche se non è immune. La sua versatilità biologica si riflette anche nel modo in cui interagisce con altre specie: può competere con lupi, ma anche coesistere con essi in alcune zone, formando ibridi in aree di contatto. Questa flessibilità è alla base del suo status di "super-specie" nell’ecologia nordamericana.
Il coyote ha un’ampissima distribuzione geografica, coprendo gran parte del Nord America. Il suo raggio d’azione si estende dal Messico settentrionale, attraverso gli Stati Uniti continentali, fino al Canada meridionale, includendo province come Alberta, Saskatchewan e Manitoba. A sud, si trova in tutta la penisola dello Yucatán e in parti del Centroamerica, come Guatemala, Honduras e El Salvador. Nelle regioni centrali e orientali degli Stati Uniti, il coyote ha espanso il suo territorio significativamente dal XIX secolo, passando da aree limitate a quelle attuali, spostandosi anche verso est, fino a raggiungere stati come New York, Pennsylvania, Ohio e persino il Maine. Questa migrazione è stata favorita dalla scomparsa del lupo rosso e del lupo grigio da gran parte dell’America orientale, creando un vuoto ecologico che il coyote ha riempito. In California e nell’Arizona occidentale, il coyote vive in deserti aridi e montagne, mentre nelle regioni umide del Pacifico Nord-Ovest, si adatta a foreste temperate e zone costiere. Non è presente nelle isole Hawaii né in alcune aree isolate del sud-est degli Stati Uniti, dove la presenza di altre specie di canidi o condizioni ecologiche ostacolano la sua colonizzazione. L’espansione del coyote è stata studiata ampiamente dagli ecologi, poiché rappresenta uno dei casi più eclatanti di migrazione e adattamento di una specie selvatica in risposta a cambiamenti antropici. Oggi, il coyote è considerato un elemento fondamentale dell’ecosistema continentale, con popolazioni stazionarie in molte regioni e fluttuazioni stagionali dovute alla disponibilità di cibo e alla pressione umana.
Il coyote dimostra un’impressionante versatilità nell’abitare diversi tipi di ecosistemi. Può prosperare in ambienti desertici, come il deserto di Sonora e il Mojave, dove le temperature estreme e la scarsità d’acqua non rappresentano un ostacolo grazie alla sua capacità di ottenere acqua dal cibo e di ridurre l’attività durante le ore più calde. Nei deserti, si nasconde in grotte, caverne o sotto cespugli per evitare il sole. Nelle praterie aperte, come quelle del Midwest statunitense, il coyote sfrutta l’erba alta per nascondersi durante la caccia e stabilisce territori in aree con abbondanza di piccoli roditori. Nelle foreste temperate del nord-est e del Pacifico Nord-Ovest, vive in zone miste di bosco e radure, dove può cacciare piccole prede come lepri, scoiattoli e uccelli. È particolarmente adattato a vivere vicino all’uomo, frequentando aree suburbane, parchi urbani, discariche e zone industriali, dove trova cibo facilmente accessibile. Negli habitat urbani, si nutre di rifiuti, animali domestici smarriti, topi e uccelli da cortile. Il coyote preferisce territori con una certa frammentazione del paesaggio, che offrono copertura e opportunità di caccia. Può vivere a quote elevate fino a 3.000 metri, come nelle montagne dell’Ovest, dove si adatta al clima rigido e alle nevicate. Tuttavia, evita le zone troppo umide o paludose, dove la sua mobilità è limitata. Il suolo deve essere permeabile per consentire la costruzione di tane, spesso scavate in pendii o sotto radici di alberi. L’accesso all’acqua è importante, ma non critico: il coyote può sopravvivere anche in aree con fonti idriche sparse, utilizzando acqua piovana o quella contenuta negli alimenti. Le condizioni climatiche influenzano il suo comportamento: in inverno, aumenta la densità del pelo e riduce l’attività durante le giornate più fredde, mentre in estate si sposta di notte per evitare il calore. La presenza di prede, la competizione con altri predatori e la pressione umana determinano la scelta dell’habitat. In generale, il coyote prospera in ecosistemi con una certa variabilità strutturale, che offre diverse opportunità di caccia, riparo e riproduzione.
Il coyote è un animale principalmente notturno, specialmente nelle aree soggette a intensa attività umana, dove la sua attività si sposta maggiormente dalla sera al mattino presto. Tuttavia, in zone remote o protette, può essere attivo anche durante il giorno, soprattutto in primavera e in autunno. Il suo comportamento è guidato da una forte territorialità: ogni gruppo occupa un’area definita, che può variare da 10 a 100 chilometri quadrati, a seconda della disponibilità di cibo e della densità della popolazione. Il territorio è segnato con urine, feci e graffi su alberi o rocce, servendo da segnali chimici per comunicare con altri coyote. Il sistema sociale del coyote è flessibile e dipende dal contesto. In alcune aree, forma piccole famiglie composte da un maschio dominante, una femmina e i loro cuccioli, spesso con un secondo maschio subordinato. In altre zone, soprattutto dove la densità di prede è elevata, si può formare una “società di gruppo” con più adulti che collaborano nella caccia e nell’allevamento dei cuccioli. Questa struttura sociale è nota come “famiglia cooperativa”. Il coyote è altamente comunicativo: usa un ampio repertorio di vocalizzazioni, tra cui ululati, abbaiamenti, grugniti e sibili. Gli ululati sono utilizzati per coordinare movimenti tra membri del gruppo, segnalare il territorio o richiamare cuccioli dispersi. Ogni gruppo ha un “canone vocale” unico, che aiuta a distinguere le diverse unità. Il corpo viene usato per esprimere stati emotivi: la coda alzata indica dominanza, mentre abbassata suggerisce sottomissione. I coyote mostrano anche segni di curiosità e intelligenza, come l’esplorazione di oggetti nuovi, l’imitazione di comportamenti osservati e l’uso di strategie per superare ostacoli. Sono noti per la loro capacità di adattarsi a nuove situazioni, come trovare percorsi alternativi in città o scoprire fonti di cibo in discariche. Il livello di socialità varia anche in base alla stagione: durante la riproduzione, i legami si rafforzano, mentre in estate, quando i cuccioli crescono, il gruppo può dividersi temporaneamente. In caso di minaccia, il coyote può fuggire o difendersi, ma raramente attacca aggressivamente.
La riproduzione del coyote è strettamente legata al ciclo annuale e alle condizioni ambientali. Il periodo di accoppiamento si svolge generalmente tra gennaio e marzo, con un picco a febbraio, quando le temperature iniziano a migliorare e la disponibilità di cibo aumenta. Le femmine entrano in estro per circa 10–14 giorni, durante i quali sono fertile e attrattive per i maschi. L’accoppiamento avviene spesso in coppia, ma in alcune popolazioni si osserva anche l’accoppiamento multipla. Dopo il concepimento, la gravidanza dura circa 60–63 giorni. Le femmine partoriscono solitamente in tane sicure, spesso scavate in pendii, sotto radici o in cavità naturali, ma talvolta utilizzano tane già esistenti di altre specie come procioni o volpi. Il numero di cuccioli per parto varia da 4 a 8, con una media di 5–6. I cuccioli nascono ciechi, sordi e completamente dipendenti, con un peso di circa 200–300 grammi. Per le prime due settimane, la madre li nutre esclusivamente con latte materno, mentre il padre e altri membri del gruppo forniscono cibo, proteggono la tana e insegnano comportamenti di sopravvivenza. A circa tre settimane, gli occhi si aprono e i cuccioli iniziano a muoversi. A sei settimane, iniziano a mangiare cibo solido, spesso fornito dai genitori sotto forma di carne macinata o prede morte. A otto settimane, i cuccioli vengono portati fuori dalla tana e iniziano a partecipare alle attività di caccia. La socializzazione è cruciale in questo periodo: giocano tra loro, imitano comportamenti adulti e imparano a comunicare. I cuccioli restano con la famiglia fino all’autunno o all’inverno successivo, quando iniziano a cercare autonomamente cibo e territorio. Alcuni possono rimanere per un anno, ma la maggior parte si trasferisce in cerca di nuovi territori o di compagni. La maturità sessuale si raggiunge tra i 12 e i 18 mesi. In condizioni favorevoli, le femmine possono riprodursi ogni anno, ma in periodi di scarsità di cibo, possono saltare un anno. La mortalità precoce è alta: circa il 50% dei cuccioli muore entro il primo anno a causa di predatori, malattie, incidenti stradali o conflitti con altri coyote. Quelli che sopravvivono hanno una vita media di 8–10 anni in natura.
Il coyote è un carnivoro opportunista con una dieta estremamente varia, che gli consente di sopravvivere in ambienti diversi. La sua alimentazione include principalmente piccoli vertebrati come roditori (topi, scoiattoli, arvicole), conigli, lepri e uccelli. Spesso caccia singolarmente o in piccoli gruppi, usando strategie di sorpresa o inseguimento. Inoltre, si nutre di insetti, rettili (come lucertole e serpenti) e anfibi, specialmente in estate. Quando disponibile, consuma frutta e bacche, come quelle di more, ciliegie selvatiche e agrumi, che forniscono energia e vitamine. Nelle aree urbane, il coyote si alimenta di rifiuti, residui di cibo umano, animali domestici smarriti (come gatti e cani di piccola taglia), e anche di organismi marini caduti sulle spiagge in zone costiere. In alcune regioni, si osserva anche la predazione di piccoli ungulati, come capretti o fattrici di cervi, anche se questa è un’attività rara e rischiosa. Il coyote è un efficiente scavatore: riesce a trovare prede sotterranee come vermi, larve e roditori in trappole. È anche un detritivoro: mangia carcasse di animali morti, contribuendo al processo di decomposizione. In alcune zone, si è osservato che il coyote consuma piante come erbe, tuberi e radici, specialmente in inverno quando la carne è scarsa. La dieta cambia in base alla stagione: in primavera e in estate, predominano i piccoli vertebrati e gli insetti; in autunno, aumenta il consumo di frutta e bacche; in inverno, si concentrano su carcasse e prede più grandi. Il coyote può accumulare grasso durante i periodi di abbondanza per sopravvivere ai periodi di carestia. La sua capacità di adattare la dieta a nuove fonti di cibo è una delle chiavi del suo successo ecologico.
Il coyote svolge un ruolo fondamentale nell’ecosistema nordamericano come predatore di controllo. Agisce come "regolatore" delle popolazioni di piccoli mammiferi, in particolare roditori, che altrimenti potrebbero proliferare e causare danni alle coltivazioni, ai pascoli e alle strutture edilizie. La sua presenza contribuisce a mantenere un equilibrio tra erbivori e vegetazione, prevenendo sovrasaturazioni e degrado del suolo. Inoltre, il coyote influenza la distribuzione di altre specie: la sua competizione con la volpe nordamericana e con il lupo grigio può limitare la diffusione di queste ultime in alcune aree. In alcune regioni, il coyote ha sostituito il lupo rosso, ripristinando così un equilibrio predatorio che era stato compromesso dalla caccia umana. Dal punto di vista pratico, il coyote ha un valore economico indiretto: riduce i danni causati da roditori in agricoltura e pastorizia, diminuendo la necessità di pesticidi o trappole. Tuttavia, può causare conflitti con gli allevatori, poiché occasionalmente attacca pecore, capre o pollame, soprattutto in zone rurali con bassa vigilanza. In ambito scientifico, il coyote è un modello di studio per l’ecologia comportamentale, la genetica, l’adattamento evolutivo e la conservazione. La sua capacità di ibridarsi con il lupo e con il cane domestico ha portato a importanti scoperte sulla biodiversità e sulla speciazione. Inoltre, la sua presenza in aree urbane ha stimolato ricerche su come gli animali selvatici si adattano all’urbanizzazione. Il coyote è anche un simbolo di resilienza e adattabilità, spesso citato nei programmi educativi sulla natura e nella promozione della conservazione della biodiversità.
Il coyote non è considerato una specie a rischio di estinzione a livello globale, poiché gode di una popolazione stabile e ampia distribuzione. Tuttavia, le minacce locali esistono. Tra i principali fattori di pressione vi sono la caccia illegale, le trappole, gli incidenti stradali e le malattie, come la rabbia o la distempera canina. In alcune regioni, la caccia sportiva e la cattura per motivi di controllo delle popolazioni (spesso per proteggere bestiame) sono pratiche comuni, anche se regolate. La perdita di habitat naturale a causa dell’espansione urbana e agricola rappresenta un’altra minaccia, sebbene il coyote si adatti bene a questi cambiamenti. La contaminazione da metalli pesanti e pesticidi può influenzare negativamente la salute di alcune popolazioni, specialmente in aree urbane. Misura di conservazione includono la protezione delle aree naturali, la creazione di corridoi ecologici per facilitare la dispersione degli individui, e la sensibilizzazione del pubblico sui benefici del coyote nell’ecosistema. Programmi di monitoraggio della popolazione, come l’uso di telecamere automatiche e analisi genetiche, aiutano a valutare la salute delle popolazioni. Inoltre, campagne di educazione mirano a ridurre i conflitti con gli umani, incoraggiando pratiche di gestione del bestiame più sostenibili. Non esistono programmi di reintroduzione, poiché il coyote è già presente ovunque. La sua resilienza e la sua capacità di ripopolare aree precedentemente depauperate lo rendono un indicatore positivo della salute degli ecosistemi.
L’interazione tra coyote e umano è complessa e varia in base al contesto. In generale, i coyote tendono a evitare gli esseri umani e non rappresentano un pericolo diretto per la sicurezza pubblica. Tuttavia, in alcune aree urbane o suburbane, la loro abitudine a vivere vicino all’uomo può portare a conflitti. Ad esempio, possono avvicinarsi a parchi, giardini o zone residenziali in cerca di cibo, specialmente se trovano rifiuti non raccolti o animali domestici lasciati fuori. Ciò può portare a segnalazioni di attacchi a cani o gatti, che sono prede più facili e frequenti. Gli attacchi a bambini o adulti sono estremamente rari, ma si sono verificati in casi isolati, spesso quando il coyote è stato abituato a ricevere cibo da persone o quando si sente minacciato. La maggior parte degli incidenti avviene quando un coyote perde la paura naturale dell’uomo, solitamente a causa di alimentazione diretta o indiretta. Per prevenire conflitti, è fondamentale non alimentare mai i coyote, mantenere i rifiuti in contenitori sigillati e tenere animali domestici sotto controllo. In caso di incontro, è consigliato fare rumore, agitare le braccia e allontanarsi lentamente senza voltarsi. Le autorità locali spesso forniscono linee guida per la convivenza. In alcune regioni, vengono implementate politiche di gestione della popolazione, come catture umane o controllo della caccia, ma solo dopo valutazioni scientifiche. Il coinvolgimento della comunità è cruciale per garantire una convivenza sicura e sostenibile.
Nel folklore e nella tradizione indigena nordamericana, il coyote è un personaggio centrale, spesso rappresentato come creatore, ingegnoso, spirituale e ambiguo. Nella mitologia delle tribù Apache, Navajo, Pueblo e Crow, il coyote è un trickster – un personaggio che alterna saggezza e sciocchezza, spesso provocando eventi catastrofici ma anche portando l’umanità alla conoscenza. È descritto come un essere che ride, mente, si trasforma e crea il mondo attraverso il caos e l’ingegno. In alcune storie, il coyote porta il fuoco agli uomini, in altre lo ruba o lo distrugge. È un simbolo di adattabilità, sopravvivenza e intelligenza, ma anche di astuzia e disobbedienza. Nella cultura popolare contemporanea, il coyote è spesso associato alla libertà, alla solitudine e alla resistenza. Nella letteratura e nel cinema, appare come figura emblematica della frontiera americana, simboleggiando l’animale selvaggio e indomito. Nel linguaggio comune, "coyote" è usato anche come metafora per qualcuno che si muove con cautela e astuzia. Inoltre, il coyote è stato rappresentato in arte, scultura e musica, spesso come figura ambivalente, tra il sacro e il profano. Questa complessa iconografia riflette la duplice natura del coyote stesso: predatore temuto ma anche simbolo di resilienza e libertà.
Il coyote non è protetto a livello federale negli Stati Uniti, e la sua caccia è legalmente permessa in quasi tutti gli stati, spesso senza restrizioni di tempo o quota. In Canada, la caccia è regolamentata dalle province, con periodi specifici e limiti di cattura. In molti luoghi, il coyote è classificato come "predatore di interesse commerciale", il che significa che può essere cacciato per controllo della popolazione, protezione del bestiame o per scopi sportivi. Le tecniche di cattura includono trappole, armi da fuoco, elettrificazione di recinzioni (in alcune aree) e l’uso di segugi. Tuttavia, la caccia è soggetta a normative locali e regionali, che possono limitare l’uso di certi metodi. In alcuni stati, come California, la caccia del coyote è più rigorosamente controllata per preservare la biodiversità. In Europa, il coyote non è nativo e la sua presenza è vietata; qualsiasi tentativo di introduzione è punibile. In Italia, non esistono popolazioni selvatiche di coyote, ma la specie è presente in alcune strutture zoologiche o di ricerca. Le autorità italiane non riconoscono il coyote come specie autoctona, e non sono previste misure di caccia. La gestione della popolazione è quindi assente. In generale, la legislazione si basa sull’idea che il coyote non rappresenti una minaccia diretta alla sicurezza umana, ma che debba essere gestito per prevenire conflitti con l’agricoltura e l’allevamento.
Il coyote è noto per alcune caratteristiche straordinarie. Uno dei suoi tratti più sorprendenti è la capacità di ibridarsi con il lupo e con il cane domestico, producendo ibridi che hanno un’eredità genetica mista. Questo fenomeno è stato osservato in numerose aree del Nord America, soprattutto dove i lupi sono scomparsi. Il coyote ha anche un’altissima tolleranza al dolore e alla ferita: può continuare a cacciare anche con lesioni gravi, grazie a un sistema nervoso resilienti. È in grado di camminare per decine di chilometri senza bere, estratte acqua dai cibi. Un altro fatto curioso è che il coyote può camminare in fila indiana seguendo tracce di altri coyote, un comportamento osservato in alcune popolazioni migratorie. Inoltre, il suo ululato può essere udito fino a 5 km di distanza, rendendolo uno dei suoni più potenti tra i canidi. Il coyote ha un’accurata memoria spaziale e può ricordare percorsi complessi per tornare a tane o fonti di cibo. Infine, in alcune aree, si è osservato che i coyote si lavano con sabbia o fango, un comportamento che potrebbe servire a pulirsi dalle parassiti o a regolare la temperatura corporea.
Nessun commento
Pubblicato: 2 July 14:50

UH.APP — Rete di social media e applicazione per i cacciatori