L’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), endemismo esclusivo dell’Appennino centrale, rappresenta oggi non solo un simbolo della conservazione faunistica italiana, ma anche un caso straordinario di adattamento evolutivo sotto la pressione antropica. Questa sottospecie, storicamente diffusa tra Abruzzo, Lazio e Molise, conta oggi meno di 60 individui ed è considerata una delle popolazioni di grandi carnivori più rare al mondo. La sua sopravvivenza è legata al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, istituito nel 1923 proprio per proteggerla — uno dei primi parchi nazionali d’Europa nati con finalità esplicitamente faunistiche.
Tuttavia, la storia dell’orso marsicano è indissolubilmente intrecciata con quella della caccia, dell’agricoltura e della trasformazione del paesaggio italiano.
Fino al XIX secolo, l’orso bruno era presente in gran parte della penisola, ma la deforestazione sistematica — accelerata già in epoca romana per soddisfare il fabbisogno di legname, pascoli e terreni coltivabili — ne ridusse progressivamente l’areale. Con la crescita demografica e l’esp